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Messico comunità zapatiste

Questo viaggio racconta l'america vera autentica:

"Nonostante la guerra che stiamo soffrendo, i nostri morti e i nostri detenuti, noi zapatisti non ci dimentichiamo ciò per cui lottiamo e quale è la nostra principale bandiera nella lotta per la democrazia, la libertà e la giustizia in Messico: quella del riconoscimento dei Diritti dei popoli indios. Per l'impegno preso dal primo giorno della nostra insurrezione, oggi torniamo a mettere in primo piano, al di sopra della nostra sofferenza, al di sopra dei nostri problemi, al di sopra delle difficoltà, l'esigenza che si riconoscano i Diritti degli indigeni con un cambiamento nella Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani che assicuri a tutti il rispetto e la possibilità di lottare per ciò che appartiene loro: la terra, il tetto, il lavoro, il pane, la medicina, l'educazione, la democrazia, la giustizia, la libertà, l'indipendenza nazionale e una pace degna."

dalla Quinta dichiarazione della Selva Lacandona, EZLN, luglio 1998

Più di 10.000 comunità indigene mancano di acqua potabile, fognature, elettricità, buone strade, comunicazioni e abitazioni. In un’abitazione indigena vivono mediamente sei o più persone; si tratta generalmente di una capanna di circa 16 metri quadri, quasi sempre con il pavimento di terra battuta. Il 75% delle circa 16.000 località rurali del Chiapas è privo di fognature e in molti villaggi non arriva la corrente elettrica, nonostante questo stato produca il 30% dell’energia elettrica di tutto il Messico.

Gli zapatisti si sono organizzati in Comunità essenzialmente sulla base della storia, dei legami familiari e della lingua che caratterizza ciascuno degli indigeni (gli indigeni parlano lingue fra di loro incomprensibili e in Messico esistono 62 gruppi etnici differenti). Tali Comunità sono dotate di forme di organizzazione nello stesso tempo semplici, efficaci e partecipative. Ciò è naturalmente facilitato dall’esiguo numero di persone che costituisce ciascuna Comunità (mediamente, alcune centinaia), ma trova il suo fondamento in una concezione del potere radicalmente differente da come possiamo immaginarcela. Tutte le cariche sono elette in forma diretta e assembleare, e non esistono partiti politici perché ciascuno nel corso dell’assemblea ha la possibilità di difendere le proprie idee e posizioni. Il mandato dei rappresentanti così eletti può essere revocato in qualsiasi momento dal popolo.

Se volessimo sintetizzare con una frase l’idea che sta alla base della gestione della "cosa pubblica" nelle Comunità zapatiste, una delle definizioni migliori è certamente mandar obedeciendo, cioè comandare ubbidiendo, dove l’ubbidienza si sottointende totale nei confronti del popolo e vincolata al rispetto sacro per la parola data nell’assunzione di ogni incarico.

Ma le Comunità indigene così organizzate non sono fra di loro isolate e neppure la lingua costituisce un ostacolo insormontabile; al contrario, gli indigeni si coordinano fra di loro nei Municipi autonomi, tramite rappresentanti che nella maggior parte dei casi parlano anche in Spagnolo Castigliano; a loro volta i Municipi di una determinata zona si riuniscono periodicamente nelle assemblee dell’Aguascalientes di appartenenza. Tali riunioni sono particolarmente difficili da organizzare per le distanze significative che separano le diverse Comunità (ore o giorni di cammino). Solo alcune Aguascalientes possiedono un camion o un furgone, che non può evidentemente bastare alle esigenze di tutti. Inoltre gli spostamenti a piedi espongono continuamente i rappresentanti delle Comunità alle incursioni dei paramilitari (spesso conclusesi con assassinii e ferimenti gravi, quando non in vere e proprie stragi) e ai controlli invasivi e intimidatori da parte dell’Esercito Federale e dei corpi di polizia.
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